Nella notte tra il 29 e il 30 gennaio 2026, il Consiglio Comunale di Segrate ha adottato il nuovo Piano di Governo del Territorio: uno strumento tecnico, certo, ma soprattutto una scelta di identità. Una scelta che dice chi siamo stati, chi siamo oggi e, soprattutto, chi vogliamo essere domani.
Con questo intervento, il Sindaco Paolo Micheli ha ripercorso quindici anni di impegno, di visione e di responsabilità amministrativa. Quindici anni in cui Segrate Nostra ha avuto il coraggio di dire “no” quando dire “sì” sarebbe stato più facile. No al consumo indiscriminato di suolo, no a un’idea di sviluppo che sacrifica il futuro per il presente.
È un discorso che parla di scelte controcorrente, di tempo che ha dato ragione, di una città che non insegue i modelli altrui ma ne diventa uno. Un discorso che non guarda alle prossime elezioni, ma alle prossime generazioni.
Lo condividiamo perché racconta bene cosa significa amministrare con una visione: tenere insieme memoria e futuro, concretezza e coraggio, regole e amore per il territorio.
NOI CHE ABBIAMO DETTO NO
Cari consiglieri, cari cittadini,
prendo la parola questa sera con un sentimento diverso dal solito. Non vi nascondo una certa emozione, perché presentare questo Piano di Governo del Territorio rappresenta per me il coronamento di undici anni di impegno. È l’approdo naturale di un lungo viaggio fatto di sogni e battaglie, il momento in cui quella visione che abbiamo difeso con coraggio si trasforma finalmente in una realtà tangibile per tutti i segratesi.
Per capire dove stiamo andando, dobbiamo ricordare da dove siamo partiti.
Dobbiamo tornare con la mente al PGT del 2012 della precedente amministrazione, quando in quest’aula si scontrarono non solo due schieramenti, ma due filosofie opposte di intendere la vita urbana. Da una parte c’era chi guardava a Milano come a un gigante ineluttabile e immaginava per Segrate un destino da 60.000 abitanti: una città densa, verticale, pensata per assorbire l’espansione immobiliare del capoluogo. Una visione che considerava il consumo di suolo come il prezzo necessario del progresso.
Dall’altra parte c’eravamo noi. Allora dietro i banchi dell’opposizione o come comuni cittadini.
Noi che abbiamo avuto l’ardire di dire “no”.
Noi immaginavamo una città diversa: non una periferia dormitorio, ma una città a misura di famiglia, disegnata non dalle gru, ma dai parchi, dalle aree sportive all’aperto, dalle piste ciclabili e dalle relazioni umane. Quella visione è stata messa al voto. E per due volte i cittadini di Segrate ci hanno dato fiducia. Hanno scelto il verde al posto del cemento. Hanno scelto la qualità della vita al posto della quantità di metri cubi di asfalto. Mi auguro di tutto cuore che questa fiducia venga rinnovata per una terza volta, per proteggere e far crescere ciò che abbiamo seminato.
Ma oggi, cari colleghi, possiamo dire con orgoglio qualcosa in più perché il tempo è galantuomo. Mentre noi lavoravamo per proteggere il nostro territorio, il mondo intero ha iniziato a correre nella nostra direzione. Le politiche urbanistiche aggressive, figlie degli anni ’90 e 2000, sono passate di moda, spazzate via dalla storia e dall’urgenza. Oggi l’imperativo globale è il Climate Change. È la transizione energetica. È la resilienza dei territori. Quello che anni fa qualcuno ridicolizzava come “utopia ambientalista”, oggi è l’unica agenda politica possibile per chi ha senso di responsabilità.
Tutte le città devono fare la loro parte, ma permettetemi di dire, senza falsa modestia, che Segrate oggi non insegue: Segrate oggi è un modello.
Siamo un punto di riferimento per le altre città italiane ed europee. E non lo siamo a parole, ma con i fatti che abbiamo scolpito nel territorio:
Penso al Chilometro Verde, un progetto che partirà appena sarà terminata la viabilità speciale e che ha avuto un riconoscimento internazionale con la presentazione alla COP26 di Glasgow.
Penso alla storica conquista del Golfo Agricolo: 800.000 metri quadrati di terreni salvati dalla speculazione e restituiti alla loro vocazione naturale e inseriti nel PLIS Est delle Cave.
Penso alla Città dei Tre Parchi, che non è uno slogan, ma l’ossatura verde che tiene insieme i nostri quartieri.
E penso all’arrivo della metropolitana, che abbiamo voluto e ottenuto per collegarci al mondo senza esserne soffocati.
Il PGT che presentiamo questa sera non è un piano di espansione: è un piano di ricucitura e protezione. Descrive l’identità forte, verde e sostenibile di Segrate. Un’identità che non è in vendita.
Un piano così ambizioso non nasce dal nulla: è il frutto del talento e della fatica dei nostri uffici e di professionisti straordinari. Voglio ringraziare personalmente il Gruppo di Lavoro, coordinato dal vicesindaco Francesco Di Chio, dalla presidente della commissione Francesca Limentani e da Annapaola De Lotto, con Carlo Cerizza, Francesca Fiumano, Maria Pia Fumarola, Roberta Savino, Alessandra Sola, Nadia Trenta, Margherita Venturi Cuppini, Eleonora Verardi ed Eleonora Mandatelli.
Grazie per la preziosa collaborazione a Clara Bossi, Paolo Erba, Antonella Riggio, Antonio Pantò e Valentino Brioschi.
Un ringraziamento sentito per l’aiuto fondamentale a Laura Arzente, Fabio Cancellaro, Mariette Robin, Filippo Tortorella ed Elena Zanchetta, e per il contributo tecnico e giuridico a Elisabetta Masnata.
Questo documento rappresenta la mia eredità e quella della mia amministrazione. È un atto d’amore verso questa città che ho avuto l’onore di rappresentare.
Ho cercato di essere il Sindaco di una città che respira, non di una città che soffoca. Ho cercato di guardare non alle prossime elezioni, ma alle prossime generazioni. Tuttavia, guardo a questi undici anni anche con l’umiltà di chi sa che il lavoro per una comunità non può mai dirsi concluso. Sono consapevole che si sarebbe potuto fare ancora di più, ma lascio questo compito con serenità a chi verrà dopo di me, con la profonda certezza che saprà fare ancora meglio.
Consegno a voi, e alla futura amministrazione, non solo un insieme di regole urbanistiche, ma una bussola. La rotta è tracciata: la Segrate del futuro è verde, è accogliente, è sostenibile.
Grazie a tutti per questo straordinario viaggio.
