Linee guida dell’assessorato alla Qualità urbana

Primo discorso da assessore in consiglio comunale – 15 giugno 2026

di Gianluca Poldi

Buona sera a tutti: cittadini, consiglieri, sindaco, presidente di questa assemblea, dipendenti.

Con orgoglio, spirito di servizio e senso di grande responsabilità affronto le complesse e stimolanti deleghe che il sindaco mi ha assegnato. C’è una cultura che passa per il territorio, per la sua storia, per le mappe, per l’architettura e le architetture, per la qualità degli spazi e l’evocatività dei luoghi, per le aree verdi e per il giusto rapporto tra verde e costruito.

Ci tengo in primis a ringraziare chi mi ha preceduto, l’architetto Francesco Di Chio e prima il professor Roberto De Lotto, che hanno interpretato questo ruolo con stili diversi ed entrambi con grande acume, intelligenza e capacità di dialogo con tutti, comitati cittadini e singoli cittadini in testa, oltre a uffici e operatori. Grazie anche al dottor Alessandro Pignataro che ha svolto con competenze e passione davvero rare il suo compito di assessore al verde e all’ambiente. E voglio ringraziare la mia lista civica, Segrate Nostra, che opera con competenza e correttezza da oltre un quindicennio e tanta parte ha avuto – non solo ma soprattutto grazie al sindaco Paolo Micheli – nel determinare alcune scelte trasformative del nostro territorio.

Non sono architetto, non sono urbanista né agronomo, ma so di cosa è fatta una città e so qual è l’importanza dei rapporti armonici tra le parti di un tessuto urbano, l’equilibrio nelle sue funzioni, so il decoro e la cura da spendere per mantenere al meglio quello che abbiamo. Se ne parla dai tempi di Leon Battista Alberti, e da ben prima.

Serve un costante esercizio di attenzione: ben sapendo che non si può essere ovunque contemporaneamente, bisognerà comunque essere dappertutto.

Tutte queste deleghe si giocano su differenti scale, sul micro e sul macro. Perché città è casa delle case e casa dei suoi abitanti. È un rapporto dialettico tra grande e piccola scala, grandi e minute scelte, e questa forse è la parte più difficile ma – per questo – anche più stimolante.

Ci sarà un tempo per tagliare nastri dei molti progetti avviati dalla scorsa amministrazione e condivisi in maggioranza e nelle commissioni territorio.

Un tempo per dialogare con gli operatori che hanno legittimi interessi o idee su Segrate per portare i loro progetti realizzabili più vicini alle esigenze della gente, nel rispetto del PGT votato qui il 9 maggio e improntato al consumo nullo di suolo, a parte i piani di costruzione già ormai approvati da oltre due lustri.

Un altro tempo per progettare una città più e meglio connessa, ricucendo dove è possibile i quartieri tramite trasporti efficienti, strade poco trafficate e sicure, mobilità dolce. Sia chiaro: non “ricucendo” i quartieri tramite altri quartieri e costruzioni, come qualcuno ha inteso fare più di un decennio fa. Sarà quello il momento per valutare le modalità di realizzazione del cosiddetto Chilometro Verde, una strada Cassanese che diventa un giardino cittadino, un viale innovativo e sostenibile, a garantire la viabilità adeguata una volta ridotto il flusso proveniente dall’esterno e a garantire una piena ricucitura tra i quartieri a nord e a sud di quella strada.

Ci sarà un tempo, entro breve, per varare un nuovo regolamento edilizio che dia conto delle mutate esigenze del territorio e dell’identità dei quartieri, tema estremamente importante per la salvaguardia e qualità del vivere e del vedere. Ogni quartiere ha le sue specificità – pensate per esempio alle due città giardino di Milano 2 e San Felice, o al Villaggio Ambrosiano allargato alla nuova parte dei Mulini. Specificità da preservare ma anche da migliorare, dove necessario; e soprattutto in questo caso penso a Redecesio, Novegro e alcune parti di Segrate centro e di Rovagnasco.

Non è facile e per certi aspetti non è affatto possibile modellare la città come si vorrebbe, ho per anni creduto che nel complesso sotto il mero profilo urbanistico Segrate – parafrasando Carlo Emilio Gadda quando parlava di Milano – fosse una brutta e mal combinata città: pensate tra il resto al taglio della ferrovia, una ferita enorme traversata da solo un ponte che risale a cent’anni fa…

Bene, venendo al concreto, ora è il tempo dei sopralluoghi, i primi due mesi di mandato, in tutti gli edifici pubblici: in primis scuole e centri civici, che sono sedi di associazioni e luoghi di incontro preziosi.

Sopralluoghi lungo le strade, nei parchi, nel cimitero – esso pure, già parzialmente rinnovato negli ultimi anni, deve diventare più accogliente e più coerente, ad esempio nelle cappelle funerarie, e per il quale è prevista una sala del commiato di cui è in avvio la progettazione.

Quei sopralluoghi che si possono fare quasi solo in bicicletta e a piedi.

È sempre tempo di ascoltare i cittadini, le loro segnalazioni, e loro istanze, le proposte, per valutare come si possa operare al meglio.

E anche il tempo di ascoltare gli uffici – che presentano nel settore tecnico un’alta professionalità – e di imparare, aggiornandoci reciprocamente.

È pure tempo di verificare se gli uffici rispondono nei giusti tempi e motivatamente alle richieste dei piccoli e dei grandi operatori, e dove possiamo migliorare.

Tante sono le attenzioni da mantenere, e ancora di più con un occhio al futuro, riconoscendo gli effetti già tra noi da qualche anno, del cambiamento climatico:

  • piogge più brevi e intense, per le quali serve una revisione degli impianti di scarico delle acque, e dei tetti degli edifici pubblici;
  • stagioni più calde ed estati torride, per le quali fondamentale diventa l’apporto del verde per tenere le temperature più basse, cosa di cui ci accorgiamo facilmente se ci muoviamo a piedi o in bicicletta. Essenziale diventa allora depavimentare dove è possibile aree rivestite di cemento o di asfalto come stanno facendo i migliori esempi di città in Europa.

Attenzione alla biodiversità ma anche al contenimento dei costi: dobbiamo abituarci, come tante città in Europa hanno iniziato a fare, che l’erba non può tutta essere tagliata sempre bassa come in un giardino di casa. Dipende dai luoghi, ma dobbiamo abituarci a erba bassa vicina alle strade e erba con minor numero di tagli in zone meno o non interessate dal calpestio. Tuttavia garantendo l’efficienza e periodicità della manutenzione del verde pubblico, che è tanto, tantissimo.

Certo, servono risorse e bisogna essere ancora più bravi nell’intercettare fondi governativi ed europei, ormai terminato il PNRR.

Ci sono scelte che vanno affrontate con coraggio, ci vuole lungimiranza e una cultura della lungimiranza. Bisogna anche valorizzare alcuni esempi di interessante architettura moderna spiegandoli ai cittadini in modo che se ne innamorino, così come dei pochi esempi superstiti di architettura tradizionale e antica, quella che non è stata stoltamente demolita per far posto ai edifici senza qualità, anonimi se non banalissimi e vieti.

Nei primi 100 giorni: sopralluoghi e manutenzioni delle scuole in vista della ripresa a settembre, visita agli impianti sportivi in fase di ristrutturazione, verifica delle criticità nelle strade, miglioramenti puntuali nella cura del verde.

E intanto avviare un processo di mappatura dell’arredo urbano per riprogettarlo in modo moderno, coerente e qualitativamente elevato.

E lavorare all’accessibilità per anziani e disabili motori, seguendo le linee di indirizzo del PEBA approvato qui qualche mese fa.

E, a margine, verificare della qualità e durabilità dei materiali scelti costruzioni e ristrutturazioni pubbliche. Bisognerà stare attenti ai materiali plastici, talora inevitabili forse, talora invece sostituibili con materiali più rispettosi dell’ambiente. Pensiamo a cosa sarà delle staccionate di plastica riciclata, le cui superfici nel tempo vanno a polverizzarsi in microplastiche difficili da rielaborare per l’ambiente. Non sarà meglio tornare al legno e al metallo?

Ecco, infine, dopo questo florilegio di linee di indirizzo, cosa ci aspetta a livello di progetti pubblici, già alcuni finanziati.

A partire dal completamento del Centroparco, cuore verde del sistema integrato dei parchi di Segrate, che include l’anello ciclopedonale del laghetto e la cosiddetta Ghianda, l’area presso il quartiere di Lavanderie che contempla molteplici funzioni, tra cui una struttura leggera coperta senza pareti ideata come luogo di sosta, di studio e conversazione, un bar, un anfiteatro verde per accogliere attività musicali, teatrali, di danza, e un parco giochi attrezzato per i più piccoli.

Non meno rilevante è il cosiddetto Golfo Agricolo, recentemente sottratto a mire edificatorie e acquisito a patrimonio comunale, uno dei patrimoni naturali più preziosi del nostro territorio, e vogliamo valorizzarlo con un progetto organico – già avviato su carta – che ne faccia uno spazio vivo, produttivo e fruibile da tutti, ossia un Parco Agricolo integrato, multifunzionale. Prevediamo la creazione di uno spazio leggero per progetti didattico-educativi, per famiglie, orti sociali, coltivazioni a basso impatto, e il coinvolgimento delle associazioni del territorio nella cura di alcune aree, incluse arnie e attività legate alla filiera corta. Nelle aree più periferiche valutiamo l’affidamento temporaneo dei campi ad aziende agricole o pastori. Non un parco da guardare, ma un ecosistema da abitare.

Questo Parco Agricolo è stato inserito nel PLIS (Parco Locale di Interesse Sovracomunale) delle Cave, mentre le aree a est del Parco Lambro, ovest di Milano 2, stanno per essere inserite nel PLIS della Media Valle del Lambro – come garantito dal PGT. A garantire una più durevole tutela nel tempo.

Ecco ora i singoli complessi pubblici da riqualificare – opera già in corso per alcuni siti – a partire dagli impianti sportivi. Si va a riqualificare:

  • il Palazzetto di via 25 aprile;
  • lo stadio Pastrengo con un progetto fine e interessante;
  • il complesso sportivo Giussani;
  • le palestre ex ITC Mattioli di Rovagnasco;
  • le scuole materne Milano 2 Nord;
  • il centro sportivo di Novegro.

Inoltre, i centri civici:

  • il rinnovamento del centro civico di Novegro e di quello di San Felice che abbisogna una bella nuova sala biblioteca per i bambini;
  • la riqualificazione del Centro culturale Verdi che è stato rinnovato 15 anni fa ma, almeno negli esterni, purtroppo, non adoperando materiali durevoli e idonei;
  • il rifacimento integrale delle sedute del Teatro della Commenda.

Ora, a chiudere, un accenno ai grandi progetti privati che, fatalmente, diventano pubblici nella misura in cui siano luoghi di vita dei cittadini.

Tra le sfide più importanti della Segrate che verrà, sono senza dubbio i nuovi quartieri di Milano 4You Boffalora, di Vastint (cosiddetto San Felice bis), e la grande area di Westfield, per i quali mediamente non sempre sono stati ricevuti progetti di impianti urbanistici o di edifici all’altezza di una città con una storia – anche – di belle architetture e begli esempi urbanistici come Segrate: ma è solo agli esempi migliori che bisogna guardare. Non ai peggiori. Sempre. Lavorerò, lavoreremo, a questo, nel solco tracciato dal mio predecessore.

Desiderio, desideriamo, fermamente e appassionatamente far salire il livello della progettazione e della qualità urbana. Della città giardino, del giardino-civiltà.

Grazie a tutti.